Cambio della Guardia

 

E’ arrivato il giorno della partenza per le nostre vacanze (poi fra un paio di mesi vi racconterò se sono state vere vacanze o il solito turbinio di impegni, incontri, spostamenti, viaggi in Nuova Zelanda ecc.)!
Cambio della guardia su CANOVA. Come vi avevo già accennato, è arrivato Bobo che prenderà il comando fino al ritorno di Luigi. Con lui rimangono a bordo Daniele, promosso “secondo” sul campo, Erik ed Edit.

Siamo sempre ad Antigua e gli ultimi quindici giorni sono serviti a passare le consegne, cercando di trasmettere più informazioni possibili al neo capitano. Abbiamo veleggiato, smotorato, issato, ammainato, fatto manovre, simulato varie situazioni, presi molte volte i terzaroli, provato svariati ancoraggi. Insomma: non tutto ma di tutto. Bobo lo conosciamo da tempo e siamo sicuri che si dedicherà anima e corpo a questo nuovo impegno. Oggi, approfittando biecamente della sua lunga esperienza di subacqueo e per non fargli provare troppa nostalgia del passato, lo abbiamo anche spedito sott’acqua a pulire un po’ di scafo…

 

 

L’unico momento in cui l’ abbiamo visto vacillare e sgranare gli occhi è stato quando si è deciso di issare il Code 0 (grossa vela di prua), che lui non aveva ancora visto perchè giaceva dentro un sacco in coperta da alcune settimane. In effetti, insalamata e distesa sul ponte, la vela, lunga circa 55 metri, mette un pochino a disagio!! Ho subito fatto una foto: l’unica possibile , perchè una volta aperta, non ho un grandangolo abbastanza grande che inquadri tutti i suoi 650 metri quadri !

 

 

Ci dispiace partire, ma siamo però contenti di “mollare un po’”, ci voleva proprio.
E poi diciamolo: Luigi non vede l’ora di rivedere le sue adorate nipotine. Come dargli torto con due popotte così belle?

 

 

 

Stasera abbiamo l’aereo e oggi a pranzo, nonostante le ultime mille cosette da fare, per accomiatarsi dall’equipaggio Gigi ha mantenuto la promessa di fare i suoi famosi gnocchi . Super buonissimi. Scherzosamente ho detto che questo sarà l’unico motivo per cui lo rimpiangeranno… Ne è seguito un coro di “ma noooo, non è vero”. Sarà vero??? Speriamo.

Buon lavoro a loro e un arrivederci a voi tutti verso la fine di aprile.

 

 

Arriva Bobo

 

Roberto, per tutti Bobo, sta per raggiungerci e aggiungersi all’equipaggio di Canova.
Gli amici che ci seguono da sempre, già lo conoscono.

Bobo è stato alcuni mesi con noi a bordo de La Numero Uno come direttore di macchina interrompendo momentaneamente una lunga serie di anni passati a fare l’istruttore subacqueo in Sudan (vi passo una foto di repertorio ai tempi de La Numero Uno).
Da un paio d’anni si è comprato un Moody 58′ e dopo un avvio velistico-subacqueo sempre in Sudan, ha fatto il primo importante passo attraversando l’Atlantico nello scorso novembre.
Adesso la loro barca riposa in un marina di Trinidad. Dico la “loro” barca, perchè Mary, la sua compagna, è sempre stata della partita, condividendo le scelte e navigando con lui per lunghi periodi.
Bobo sta quindi per saltare a bordo di Canova e dare il cambio a Gigi il quale, come peraltro la sottoscritta, merita finalmente un bel periodo di riposo.

Ce ne andremo verso metà febbraio, dopo un necessario addestramento e l’inserimento di Bobo nei complessi sistemi di CANOVA e ce ne staremo “in vacanza” per almeno due mesetti.
Roberto potrà contare sull’aiuto di Daniele, diventato ormai il veterano di bordo, mentre in sala macchine avrà come interlocutore Erik.
Anche Edit, la nostra cuochina ungherese, dovrà cominciare a volare con le proprie ali mettendo a frutto ciò che ho cercato di trasmetterle nei mesi scorsi e cioè un po’ di esperienza e molti accorgimenti culinari. Il suo pane e il suo gelato di vaniglia sono già impareggiabili!
Tornando a Erik, il nostro meccanico basco oggi ha compiuto gli anni e ha finalmente potuto aprire una bottiglia magnum di champagne che sua mamma gli aveva portato alla partenza da Marsiglia, da conservare per questa occasione!! Grazie Signora, abbiamo gradito molto…

 

 

 

Un aggiornamento veloce delle ultime settimane: parlando di Caraibi abbiamo deciso che le British Virgin Islands ci piacciono di più delle Grenadine. Anche Dario, Chiara e gli amici che abbiamo avuto a bordo sono pienamente d’accordo. Sono più accoglienti, con più ridossi, con bei fondali, con tappe brevi o lunghe a scelta, con piccoli paesini colorati disseminati ovunque e, soprattutto, con centinaia di barche a vela che navigano senza problemi tra le numerosissime isole. Una vera festa.
Adesso siamo a St. Maarten, appena rientrati dalle B.V.I e con Bobo fresco arrivato ci sposteremo ad Antigua, dove CANOVA sarà di base fino al nostro ritorno.

Ci sentiremo da là a metà febbraio per i saluti!

Un abbraccio a tutti.

Caraibi!!!

 

 

Eccoci qui ormai da un paio di settimane a veleggiare fra le isole che da anni conosciamo così bene: i Caraibi, questa volta dalla Martinica fino alle Isole Vergini Britanniche.
Sempre bello tornare nei posti belli!

A fine anno abbiamo salutato Antonio e Francesco, che sono passati in 12 ore da un inverno di 30° a quello vero di 5° e finalmente abbiamo accolto a bordo Dario, accompagnato da Chiara e dai suoi amici Hans e Daniela.
Guadalupa, Antigua, St. Maarten, Anguilla, Tortola, Virgin Gorda, Anegada: poco è cambiato dall’ultima volta (sei anni fa); la vita un po’ più cara, meno superyachts ormeggiati nei marina prestigiosi (e più numerosi all’àncora), gli alisei sempre costanti, gli acquazzoni quotidiani, barettini e birra per i navigatori senza fretta, connessioni internet presenti quasi ovunque, divieti di pesca, americani dilaganti, i locali sempre esuberanti, un po’ chiassosi ma gentili, la musica metallica ma piacevolissima delle steel bands.

La nostra bella barca è registrata a Road Town, sull’isola di Tortola e quindi, dal varo in Finlandia sei mesi fa, CANOVA è arrivata per la prima volta “a casa”, integrandosi subito molto bene con il clima nuovo e caldo e con i colori così diversi di quelli dei tre anni passati al nord in mezzo alla neve…

Ce la godremo ancora fino a fine mese, giracchiando qua e là e mostrando ai nostri compagni di equipaggio, a Dario, Chiara e ai suoi amici tutti gli angolini più belli che conosciamo. Dopo, forse, ci sarà un po’ di riposo…

 

 

 

Chi va piano va sano e va lontano…

 

 

…e per rispettare questo antico e saggio motto abbiamo attraversato l’Atlantico impiegandoci 13 giorni (e pochi minuti). Per una barca come Canova, considerando che abbiamo avuto quasi sempre buon vento, è stata un’eternità. Potevamo farcela in 10 giorni. E allora, perché tutto ‘sto tempo? Semplice, abbiamo veleggiato senza randa per una decina di giorni a causa di un paio di guai che non potevamo certo riparare con 25-30 nodi di vento costanti e 3-4 metri di onda. Quando le condizioni meteo si sono calmate un po’, l’intero equipaggio maschile, capeggiato da un infaticabile e intenibile Luigi (anfetamine o cocaina??) voglioso e determinato a risolvere il problema, si è esibito in numeri a dir poco circensi riparando la vela danneggiata. Per dovere di cronaca devo precisare che il nostro genova tangonato ha fatto il suo dovere e la media finale è stata comunque di 9,1 nodi (record all’undicesimo giorno con 270 miglia percorse), ma se avessimo potuto usare la randa… non ce n’era per nessuno!!

 

 

 

 

Per il resto, tutto bene. L’equipaggio, nuovissimo a navigate di questo genere, ha tenuto botta dapprima con entusiasmo e poi con serietà e poi con abnegazione e poi… con rassegnazione (intanto, mica potevano scendere!). No, scherzo, penso e spero che sia stata per loro un’esperienza decisamente positiva anche se un po’ faticosa. E poi ci divertiamo perchè a bordo c’è sempre un bel misciotto di lingue: Edit, ungherese, parla italiano con noi e inglese con Erik. Erik, francese, parla francese con me e inglese con gli altri. Gli altri, italiani, parlano inglese con Erik e non capiscono una parola di francese. Ho perso il filo… Il più divertente, però, è il nostro capitano che per non discriminare Erik e non farlo sentire linguisticamente abbandonato, parla ormai solo francese con tutti (beh, oddio, francese…), suscitando perplessità nei più.

 

 

Abbiamo festeggiato i 35 anni di Daniele, perso un bel po’ di pesci alla traina e tirato a bordo solo quattro lampughe, subito finite in cucina. Anche i pesci volanti, solitamente molto numerosi in Atlantico si sono fatti negare e al massimo se ne raccoglievano 4 o 5 al giorno (record di presenze una mattina a bordo de La Numero Uno: 105 !!) . Mangiato molto bene, bel tempo, pochissima pioggia, pochissimi groppi notturni, onde alte ma più corte e irregolari del solito e nessun, dicasi nessun incontro con navi o barche ad eccezione di un solitario, sicuramente un po’ fuori di cotenna, che solcava l’oceano a bordo di una barca a vela improbabile, forse procedendo a 3 nodi, con le onde che lo sommergevano, vagamente diretto ai Caraibi, senza tempo e senza precisa meta.

 

 

Ora siamo ancorati a sud della Martinica assieme a non meno di altre 600 barche (sic). Fa caldissimo, c’è caos, il traffico fa invidia a quello di Milano e Roma, i negozi che ci servirebbero sono già in chiusura prenatalizia e la crisi economica globale c’ha messo del suo.

Oceano oceano, dove sei?

BUON NATALE A TUTTI. Ricambiamo i tantissimi auguri ricevuti, di cuore e davvero!!!!

 

 

 

Gli attraversatori

img5358_0

 

In ordine alfabetico da sinistra a destra:

Antonio (sarà il narratore dell’avventura)
Daniele (marinaio tutto fare)
Edit (cuoca tutto fare)
Erik (meccanico tutto fare)
Francesco (una bella sorpresa)
Irene (tutto fare)
Luigi/Gigi (capitano tutto fare)

Ad Antonio, giornalista esperto velista mio ex direttore amico da sempre, mancava giusto giusto l’esperienza di una traversata atlantica: ed eccolo a bordo di Canova.
Francesco, potenziale appassionato velista ma non ancora sicuro se è vero, è a bordo di Canova per vedere se è vero…
Sicuramente due acquisti simpatici e volenterosi!

Partenza da Las Palmas, sull’isola di Gran Canaria, luogo scelto ormai da tempo dalla maggior parte dei navigatori che si apprestano ad attraversare l’Atlantico. Pensate che da 26 anni da Las Palmas parte l’ARC (Atlantic Rally for Cruisers), il rally che ogni anno vede la partecipazione di oltre 200 barche!
Contrariamente all’isola che ha subito un’urbanizzazione incontrollata, la città, molto accogliente grazie anche all’indole gioiosa degli spagnoli, negli anni si è trasformata, abbellita e modernizzata (la nostra prima traversata risale al 1978!!).
Per non parlare dei numerosi e attrezzatissimi ship chandlers e dei supermercati più  forniti  del mondo (io me ne intendo!) che sono la gioia delle barche che devono fare un’abbondante cambusa in vista della traversata e della futura navigazione fra le isole caraibiche.

 

 

Siamo dunque quasi pronti (il “quasi” è d’obbligo). I tre giorni di sosta sono stati tanto frenetici quanto utili per mettere la barca a puntino. Contiamo di fare rotta su Martinica: 2800 miglia da percorrere in ??  Il nostro toto arrivo prevede dai 12 ai 14 giorni. Dipenderà dalla stabilità e dalla forza degli Alisei. Ancora una volta, senza retorica, ci dispiace molto che Dario non sia con noi!
Un bell’assaggio di oceano lo abbiamo comunque appena avuto arrivando da Gibilterra: 710 miglia in 74 ore, una media più che decorosa. In un tratto particolarmente ventoso con mare formato, la nostra veloce Canova ha surfato su un’onda a 19 nodi.

 

 

E in un momento più tranquillo, poco dopo aver calato la traina, abbiamo anche festeggiato la cattura della prima preda: un tonnetto sparuto sui 2 chili. A dire il vero i tonni sarebbero stati due, se non fosse che il primo, ben più grande, dopo le consuete foto di rito e la già decisa fine in sashimi, si è riavuto e ha pensato bene di riprendere il mare svicolandosi dal tentato placcaggio in tuffo di Erik che per poco non l’ha seguito tra i flutti…

 

 

Ecco dunque, imbarchiamo gasolio, stacchiamo gli ormeggi e ci risentiamo a Martinica!!!

E la barca va… e i raccontini riprendono

 

Dopo un paio di mesi in Costa Azzurra abbiamo finalmente staccato gli ormeggi.

Al ritorno dal salone di Monte Carlo i lavori sono durati un po’ più del previsto, perchè nulla abbiamo potuto contro una certa flemma finnico-mediterranea…
Una nota positiva della nostra permanenza in Francia è stata senza dubbio il protrarsi di un’estate senza fine (pantaloncini e maglietta a fine novembre…)!
CANOVA è stata assistita, curata e coccolata mostrando però alla fine una certa impazienza di prendere il largo.
Come noi!
Scrivo adesso da Gibilterra, dove siamo arrivati dopo 3 giorni di navigazione. Ottimo collaudo con forte vento sia in prua che in poppa e le 700 miglia sono state coperte in 72 ore. Surfando sulle onde del Mare di Alboran la nostra velocità ha oscillato per un buon tratto dai 15 ai 18 nodi. Mica male! Dario era a bordo con noi e se l’è goduta parecchio.

A proposito di “con noi” ci sono grosse novità. Raffaele e Patrizia, come preventivato, sono tornati a casa, ma anche Emilio non è più a bordo.
Sono subentrati Erik ed Edit, lui francese/basco come meccanico e lei ungherese ma da tempo in Italia, come cuoca.

 

 

Daniele è rimasto fedele nel tempo ed è “cresciuto” davvero molto.
E poi ci sono gli eterni due “vecchietti”, Luigi e la sottoscritta (potevo anche non virgolettare, perchè vecchietti vuole proprio dire vecchietti) : comunque per ora teniamo onorevolmente botta.

Nei due mesi di sosta abbiamo fatto un velocissimo salto a casa per un velocissimo saluto ad amici e parenti e un velocissimo incontro con le piccole Margherita e Isabella, più deliziose che mai.

Domani qui a Gibilterra arriveranno Chiara e un paio di amici di Dario e si riprenderà il mare.
Prossima tappa Las Palmas, sull’isola di Gran Canaria, altre 700 miglia. Da lì partiremo per la prima traversata atlantica di CANOVA.
Appuntamento quindi da Las Palmas.

Un abbraccio e un “ben ritrovati” a tutti voi.

 

 

Post finale: Monte Carlo

 

Cari tutti, non vi ho scritto da Montecarlo, come promesso, semplicemente perchè nel famosissimo salone nautico dei megayachts superorganizzato superlussuoso supersfarzoso superattrezzato supertutto…non c’era connessione internet ! Ci hanno detto che a malapena poteva esserci segnale negli stand, ma all’interno delle barche potevamo scordarcelo. Mi piacerebbe sapere se durante il Gran Premio di Formula 1 i piloti hanno segnale all’interno delle vetture!!

 

dsc01371

 

A parte questa piccola polemica, la manifestazione è stata come sempre soprattutto una rassegna di barche a motore incredibili per grandezza e per lusso. Le barche a vela, più sobrie, più “umane” e molto meno numericamente, si sono comunque difese bene. “Canova” è stata ammiratissima; non lo dico perchè ci sono sopra, ma è stata davvero molto molto apprezzata da un via vai ininterrotto di visitatori competenti. Grande soddisfazione della Baltic, di Dario e nostra che, dopo tutto, ci abbiamo messo l’anima!!

Tra l’altro il nostro trasferimento di 100 miglia dal cantiere a Monaco è stato buffo (neanche un po’). Siamo partiti con un mistral di 40 nodi annunciati e siamo arrivati a 30 miglia dalla meta con vento fisso a 50 nodi e frequenti raffiche a 60. Per ricordare un vento così forte dovrei andare indietro un bel po’ con la memoria. A parte questo e chiarito che Canova volava a 13-14-15 nodi con a riva un pezzettino di genova, la “tragedia” è stata che siamo arrivati a destinazione coperti letteralmente di sale e ci è voluto un giorno intero di olio di gomito per sbarazzarcene ed essere pronti e splendenti per l’inizio del salone, aiutati da volontari quali l’amministratore delegato della Baltic e il nostro armatore. Cose che capitano.

 

 

 

 

 

Bene, ora siamo tornati nuovamente a La Ciotat in attesa della prossima partenza verso metà novembre. Ci risentiremo allora.
Grazie a tutti per la costanza, l’assiduità e la simpatia con le quali ci avete seguito e grazie a tutti coloro (moltissimi) che hanno lasciato un commento sia “pubblico” che privato.
Avrete presto nostre notizie.

Irene e Luigi/Gigi

Ritorno in Mediterraneo e ultime notizie

dsc01127

 

Oooops! Sono indietrissimo e me ne scuso.

Lisbona è ormai solo un ricordo di 1000 miglia fa. Sono seguite Cadice e Gibilterra. L’entrata nello Stretto è stata esaltante: vento da est molto fresco, mare buono e Canova che si guadagna l’ingresso in Mediterraneo a suon di bordi. Una bellissima veleggiata!

Ma come spesso accade non ci sono mezze misure e di conseguenza abbiamo smotorato fino alle Baleari. Breve sosta a Formentera e Ibiza dove Dario e Chiara ci hanno lasciato e poi via verso il Golfo del Leone. Biscaglia ci aveva graziati e altrettanto ha fatto il Leone solitamente propenso a ruggire…
Ora siamo fermi in un cantiere a La Ciotat, 15 mg a sud est di Marsiglia. Non possiamo dire di essere a casa perchè Canova, costruita per veleggiare attorno al mondo, una vera casa non l’ha, ma comunque siamo nuovamente molto vicini a parenti e amici vari.

Le 4000 miglia fatte dalla Finlandia fin quaggiù sono state un utilissimo collaudo per esaltare i pregi di Canova e per correggere gli eventuali difetti. Un po’ di giorni di meritata toeletta servono adesso per prepararla a far mostra di sé al salone nautico dei superyacht a Montecarlo: sarà una bella fra tante belle.

Raffaele, Patrizia ed Emilio sono a casa, mentre Daniele è ancora a bordo con noi e non vuole saperne di vacanze! Io ho avuto il mio momento di notorietà con l’uragano Irene (potete immaginare quante battutacce mi sono tirata addosso), ma si sa che tutto passa…

Cari amici, il prossimo e momentaneamente ultimo appuntamento nostro sarà da Montecarlo; poi, assolti gli impegni mondani, Canova dovrà pensare a cose più serie, per esempio alla prima traversata oceanica!

Un abbraccione.

Aria di Casa

 

Un paio di migliaia di miglia ci hanno calato in un nuovo mondo.

Basta nord Europa, basta Scandinavia, basta canale della Manica e Inghilterra: non siamo ancora in Mediterraneo, ma il Portogallo e la Spagna atlantici ci hanno già accolti con i loro colori e odori, con il sole, il mare del colore del mare, delfini, gente più allegra, frutta più mista e abbondante, mercati gioiosi e rumorosi, confusione e densità di popolazione più consoni al nostro spirito.

Non rinneghiamo niente, anzi, rimpiangiamo di non avere potuto raggiungere le isole Svalbard appena sotto il Polo Nord e, come ho scritto in precedenza, ci è piaciuto moltissimo veleggiare tra i fiordi norvegesi e visitare posti che non conoscevamo affatto. Adesso però ci stiamo avvicinando al Mare nostrum e inevitabilmente vengono fuori le nostre origini, le abitudini mai dimenticate, l’individualismo e le piccole trasgressioni che ci caratterizzano. E poi basta con questa lingua inglese che siamo costretti a parlare e a capire mentre la nostra indole ci porta piuttosto a preferire di inventare frasi in portoghese o meglio ancora in spagnolo (in attesa del più vicino francese).

Il Golfo di Biscaglia, che molto spesso fa vedere i sorci verdi, questa volta ci ha graziati. Venti moderati da nord e mare quasi calmo sono stati un regalo molto apprezzato. Gli 850 metri quadri della randa e del code zero tangonato a farfalla “tiravano” le cento tonnellate di CANOVA, come fossero un fuscello. L’abbigliamento a bordo è andato via via alleggerendosi e adesso ci ritroviamo tutti in pantaloni corti e maglietta.

Dario ci ha raggiunto a Portsmouth (l’Inghilterra che si affaccia sulla Manica ha decisamente deluso le nostre aspettative) ed è ancora con noi. Ci siamo fermati un paio di giorni a Cascais, all’estuario del Tago e tutti insieme abbiamo fatto una bella gita a Lisbona, mischiandoci con i numerosi turisti scollacciati, sudati e abbronzati! E che caos tutto attorno!
Considerazioni altre volte giudicate con severità, che si trasformano in sensazioni piacevoli ritrovate.

E l’estate non è più insolita…

Alla prossima cari amici!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un’ Insolita Estate

img_2257-1

 

Un bel maltempo in arrivo sul mare del Nord ci consiglia di non partire. Aspettiamo che passi e poi metteremo la prua a SW verso la costa meridionale dell’Inghilterra.

 

 

E’ tempo di migrare. Lasciamo la Norvegia dopo aver veleggiato per un paio di settimane in un labirinto di fiordi dall’incredibile fascino.
Un’estate davvero insolita.

La nostra pelle, cotta da decine di anni di esposizione al sole, è stranamente bianca. Faccia e avambracci abbronzati e tutto il resto pallido come la luna. Meglio così, un po’ di tregua fa bene. L’abbigliamento, infatti, arriva audacemente ai pantaloni corti, mentre i costumi da bagno sono da sempre dimenticati in un armadio.

Il sole compare abbastanza spesso, ma in barca il vento è fresco e frizzante e ha la meglio. La temperature dell’acqua è attorno ai 16-17°. I nordici ci sguazzano, noi no! Siamo a 60 e più gradi di latitudine. Cosa pretendiamo?
Però…che posti, ragazzi!! Una sorpresa bellissima. Si veleggia nei fiordi stretti e sinuosi, profondi centinaia di metri, gomito a gomito con montagne ancora un po’ innevate e ghiacciai eterni che scendono fino all’acqua. Le esclamazioni a bordo sono sempre del tipo “sembra di essere in un lago alpino, sembra di essere in Svizzera, in Scozia, in Irlanda, in Nuova Zelanda, alle Ebridi (?)” ecc. ecc.
Lasciamo alla Norvegia ciò che è della Norvegia, godendo, finchè si può, di questa natura ancora dominante, prepotente e apparentemente poco contaminata.
Dario, Chiara e i simpatici Alberto Michela e Nicolò se ne ripartono. Anch’essi nuovi a questo paesaggio nordico, ne sono stati ammaliati e conquistati.

Ora, come dicevo, CANOVA si prepara ad affrontare il mare del Nord, giù fino al canale della Manica, alle bianche scogliere di Dover, a Southampton, all’isola di Wight, ai miti della vela.
La nostra insolita estate continua.

Affido come sempre a Ruggero il compito di impaginare una selezione di “foto ricordo” di questa indimenticabile esperienza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

img_2276_1_0

 

img_2277_1_0

 

 

img_2279_1_0

 

 

 

 

 

 

 

 

Un ponte al cardiopalma

 

 
Per fare cifra tonda dico sempre che l’albero di Canova è alto 50 metri. In realtà i metri sono 48,44 dall’acqua, più parafulmine e antenne varie.

I fiordi della Norvegia sono costellati di ponti, tutti decisamente bassetti e quindi impraticabili per noi.
Il ponte protagonista di questo raccontino ci ha però messo in grande imbarazzo.
Proveniendo da Sud, diretti a Bergen (seconda città del Paese, ricca di storia e di tradizioni) ci toccherebbe affrontarne uno alto 49 metri, oppure fare altre 75 miglia, entrare da Nord passando sotto un altro di 62 metri. Oibò! Nel dubbio ancoriamo in una baia appena prima di quello più basso: la notte porta consiglio.

La mattina dopo ci aspetta la difficile decisione. L’autorità portuale ci assicura che la bassa marea sarà alle 16,30 del pomeriggio: 75 cm e 7 millimetri (!!) Che precisione.
Consultiamo le nostre tavole, caso mai al porto si fossero sbagliati. Non si sono sbagliati.

Troppo poco, troppo rischioso. Che fare? Semplice: mandiamo Emilio in testa d’albero a smontare parafulmine e antenne varie. Sempre dubbiosi. Di nuovo su a misurarlo ancora una volta (forse la quinta…). La misura non cambia, è alto sempre 48 metri e mezzo. Se sottraiamo 75 cm di marea rimangono 47 metri e 75 centimetri, che vuol dire un bel metro “di buono”. Sperando che la matematica non sia un’opinione decidiamo di passare.

Arriviamo davanti alla campata puntualissimi alle 16,30. Silenzio a bordo. Luigi rallenta, si ferma (just in case…). Sopra, le auto scorrono frettolose e incuranti del nostro momento di strizza. Sotto scorrono motoscafi e motoscafini, festosi e gentili vengono a salutarci, a vedere sto po’ po’ di barca e ad assistere allo spettacolo del passaggio. Gentili ma tonterelli. Non capiscono che ci stanno facendo un’onda per noi altissima: almeno 50 cm.

Aspettiamo pazienti facendo segni (segnacci) di rallentare e di allontanarsi. Il tempo passa. Abbiamo bisogno di calma piatta. Non sarà magari che la marea si mette a risalire immediatamente?? Mi piacerebbe entrare nella testa di ognuno di noi. Arriva il momento giusto. A non più di 0,3 nodi ci infiliamo sotto. L’agonia dura meno di un minuto. E’ fatta, siamo di là. Che felicità!!!!

Buone vacanze a tutti voi da CANOVA

Aggiornamento da Copenhagen

img_1992-1

 

Come spesso mi capita di ripetere, il vento o è troppo poco o è troppo. Ho raccontato che fino a Stoccolma ce la siamo fatta a motore; ebbene, da Stoccolma a Copenhagen abbiamo avuto 30/35 nodi costanti, molto adatti anch’essi a collaudare manovre, tensioni, terzaroli, stipetti, livelli, lavelli ecc.ecc.

 

 

Questa è una foto particolare: Patrizia era in cucina e non si era resa conto del tempaccio all’esterno. E’ uscita un momento a dare un’occhiata ed era in maglietta, mentre noi eravamo bardati da maltempo.

E qui siamo da alcuni giorni, ormeggiati nel canale più centrale di Copenhagen, esposti all’ammirazione, all’assalto fotografico e alla curiosità dei numerosissimi turisti in visita alla capitale danese (quanto è lunga ‘sta barca? Quanto è alto l’albero? Da dove venite? Che bandiera è quella lì?) Queste e altre domande subdolamente mirano a quella finale quasi immancabile: quanto costa una barca così? Rispondiamo a QUASI tutte…

Stoccolma e Copenhagen: un paragone difficile. Indubbiamente entrambe molto “nordiche” ed entrambe molto belle. A mio parere (parere superficiale e senza una vera conoscenza), la prima è più austera, imperiale, massiccia ed emana più storia, mentre Copenhagen mi sembra più “frivola”, vivace e incasinata. E poi mi ricorda un pochino la mia amatissima Amsterdam e questo me la fa preferire. Vi passo come al solito alcune foto; avevo anche la famosa “Sirenetta”, ma grigia e bagnata dalla pioggia: meglio continuare a vederla illuminata dal sole nei depliants delle agenzie di viaggio.
Se non le conoscete vi consiglio senz’altro un viaggetto da queste parti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fra pochissimo partiremo per la Norvegia. Prima tappa a Kristiansand, all’estremo sud. La partenza tardiva dalla Finlandia ci costringerà ad accorciare l’ambizioso programma prefissato e mi sa che le isole Svalbard (e i loro orsi bianchi) ce li vedremo in qualche documentario!
Una notizia banale per voi, ma rilevante per noi: abbiamo ritrovato il buio. Dopo mesi di luce ininterrotta, adesso una parte della notte è buio. Va beh, non importa, volevo solo farvelo sapere…

Un abbraccio generale da Canova.

Il blog di Gigi ed Irene sul nuovissimo superyacht Canova
Visitatori

Ultimi Commenti